mercoledì 18 maggio 2011

Anvil - Juggernaut Of Justice

2011, The End
Heavy Metal
80/100



Qualche anno fa li davamo per spacciati. Dopo album mediocri e pressoché ignorati dal pubblico come “Back To Basics” e “Still Going Strong” tutti vedevano nel futuro della band un onorevole pensionamento, meritato riposo dopo tre decenni di lotta in prima linea per la superiore gloria del hard & heavy.

Ma come ogni vera forza della natura anche gli Anvil non si possono mai dare per definitivamente acquietati. Prima il successo planetario del documentario a loro dedicato, un lavoro che ha rilanciato il loro nome anche presso i meno attenti al passato del genere. Ed ora eccoli tornare con il secondo album di spessore nel giro di pochi anni.

“Juggernaut Of Justice” fa infatti il pari con il suo egregio predecessore (“This Is Thirteen”) e ci riconsegna una band in grande spolvero, sempre in grado di tenere elevato il grado di “heaviness” e di insegnare alla moltitudine di giovani metallers wannabe, tutto cornine alzate e magliette old school perché fa figo, quale sia il vero spirito del rock’n’roll.

La voce maleducata di Lips sarà infatti ancora ben poco presentabile ad un concorso canoro, ma rimane pur sempre un punto di forza espressiva e grande personalità. A far godere è però soprattutto la roboante miscela di guitar licks da infarto e ritmiche super vitaminiche, una ricetta che ci rimanda al meglio di un sound made in North America (Canada in questo caso) che appoggia le proprie radici nel rock muscolare di Ted Nugent e Ronnie Montrose per innalzarsi in volo verso un sound dal tono ultra-metallico e rumoroso, zotico finché vi pare, ma mai squadrato, monotono o totalmente scontato.

Potrà anche sembrare la solita roba, ma non lasciatevi ingannare dalle parole: la differenza la fanno la qualità e l’intensità delle song. Non c’è verso infatti per chi ama il vero metallo di restare indifferenti a brani come la stessa “Juggernaut Of Justice”, “When Hell Breaks Loose”, “On Fire”, la sabbathiana “Paranormal” o la spettacolare strumentale “Swing Thing”.

Cari detrattori, rassegnatevi. Questa volta gli Anvil hanno vinto e sbancato, presentandovi garbatamente il dito medio alzato e un beffardo ghigno di trionfo dipinto sul volto.

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